Court dismisses appeal for perjury where false accusations were proven and motivated by extortion threats.
Legislator-Zusammenfassung
KI-generiertThe Court of Cassation dismissed the appeal filed by Umberto Costanzo against the Florence Court of Appeal's conviction for perjury. The lower court found that the defendant's false accusations regarding his family's financial activities were proven false by subsequent investigations and were driven by a motive of extortion. Consequently, the court ruled that the appeal lacked merit and ordered the appellant to pay legal costs and a fine.
Legislator-Regeste
KI-generiertArt. 360 c.p.p. n. 5; Art. 360 c.p.p. n. 6: An appeal for perjury is inadmissible when the lower court's reasoning logically establishes the falsity of the accusations and identifies a specific motive for the false reporting, thereby confirming the existence of the crime.
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KI-generiertZitierte Gesetzesbestimmungen
KI-generiertVolltext
O nato a POGGIBONSI il 27/09/1962 avverso la sentenza del 05/05/2025 della CORTE APPELLO di FIRENZE dato avviso alle parti; udita la relazione svolta dal Consigliere OMBRETTA DI GIOVINE;RITENUTO IN FATTO E
CONSIDERATO IN DIRITTO
Visti gli atti e la sentenza impugnata (che confermava la condanna per calunnia); esaminato il ricorso di Umberto Costanzo, che ha dedotto, con due distinti motivi, errata applicazione della fattispecie di calunnia (il ricorrente segnalò un possibile illecito comportamento contabile e fiscale dei familiari che, stante la cd. soglia quantitativa necessaria per l'apertura di un procedimento penale a carico dell'incolpato, non consentiva l'esercizio dell'azione penale, con conseguente configurabilità di un reato impossibile e difetto dell'elemento soggettivo, non configurabile in termini di dolo eventuale) e relativo vizio di motivazione; rilevato che i motivi reiterano censure cui la Corte d'appello ha replicato con argomentazione sintetica, ma completa e logica, rilevando: per un verso, che le indagini avviate a seguito di esposto-querela dell'imputato - il quale denunciò fatturazioni per operazioni inesistenti intercorse tra le società di famiglia, oltre all'intestazione fittizia del terreno alla sorella - dimostrarono l'infondatezza dell'incolpazione e quindi la sussistenza della calunnia; per altro verso, che l'imputato aveva un forte movente a danneggiare i suoi familiari poiché la tentata estorsione, accertata in punto di fatto ma per cui intervenne assoluzione in primo grado, fu commessa proprio minacciando denuncia alla Guardia di finanza (come puntualmente accaduto quando non ottenne ciò che voleva); ritenuto, pertanto, il ricorso inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende, che si stima equo quantificare in euro 3.000,00.
P.Q